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Il Castello di Mussomeli*

CASTELLO MUSSOMELI*

A circa 60 km da Caltanissetta, a ridosso di ma rupe orrida ed inaccessibile si trova, la medioevale e turrita rocca di Mussomeli, uno dei tesori più pregevoli del territorio nisseno, restituito all'apprezzamento dei visitatori dopo un abile e profondo restauro. Una settimana di feste e tenzoni ricorda l'epoca che portò la cittadina (grazie alla sua posizione strategica) ad una ricchezza e ad un benessere notevoli. Vi Ë una triste ma affascinante favola che circonda il castello e narra della gelosia di un principe nei confronti delle sorelle, fino a murarle in una delle stanze dovendo egli partire per la guerra. La sua assenza si prolungò, però, pi? del previsto e provocÚ la morte di stenti delle sventurate fanciulle ed anche la follia del fratello la cui anima, da allora, si aggira tormentata per le stanze del maniero. E patrimonio artistico ed archeologico della città E di particolare interesse e ricchezza, testimonianza di insediamenti di origini preistoriche, costruiti su una roccia aspra ma fruttuosa, irrorata da una rete idrica di grande portata, ciò che rese l'intera zona grandemente produttiva e ponendola nelle mire conquistatrici di diverse popolazioni.

Grazie alle varie famiglie che si avvicendarono nella dominio del territorio, Mussomeli beneficia di un patrimonio culturale ancor oggi importante. La famiglia Lanza - che qui regnò per tre secoli - ha lasciato molte tracce oltre al triste ricordo del delitto perpetrato da Don Cesare ai danni della figlia adultera: la celebrata "povera baronessa di Carini".

L'accesso al Castello, che si erge su una campagna vasta ed assolata, avviene attraverso un primo arco separato dall'entrata vera e propria da una prima cinta muraria (in quest'area le scuderie dal grande soffitto a botte); una corta scalinata introduce al primo cortile d'ingresso (con un portale fregiato dagli stemmi della famiglia Lanza) e che prosegue da un lato verso una breve fortificazione e dall'altro verso la Cappella Gentilizia, affrescata con opere del XIV secolo.

Il castello edificato su una preesistente struttura d'epoca sveva, sorse per volere dI ManfredI III sul finire del 1300. Una delle sale più celebri, detta "dei Baroni", vide nel 1374 le riunioni dei Baroni di Sicilia e dei loro vicari (i Chiaramonte, i Peralta, gli Alagona, i Ventimiglia), che idearono e pianificarono un progetto di difesa contro il temuto ritorno degli Aragonesi. Ma quel sacro patto di reciproca fedeltà fu vigliaccamente tradito e ad uno ad uno i nobili passarono al nemico.

La possente struttura militare svetta sull'agro siciliano con merli, torrioni ed il suo spiccato stile "chiaramontano" che movimenta gli interni con agevoli aree di passaggio tra un ambiente e l'altro, raccordando gli spazi con un susseguirsi di scale brevi. Altra caratteristica, le volti a botte ed a crociera; ma ciò che da a questo Castello una nota particolare, conferendogli un'alta ancora più solenne e maestosa E la perfetta, naturale incastonatura di m'ala nella roccia granitica. Le vicende del Castello seguirono quelle della famiglia Chiaramonte la quale, caduta in disgrazia, fu costretta e cedere feudo e maniero che giunse, nel '500, alla famiglia Lanza; l'ultimo discendente che vi abitò con la prole sino ai primi del 1600, fu Ottavio. La nobile rocca fu poi destinata ad istituto carcerario, decadendo progressivamente e rapidamente. I principi Trabia ne sono proprietari fin dal secolo scorso e nell'intento di recuperare e mantenere una pagina importante di storia isolana, ne curano il restauro che ha resistito la fortezza chiaramontana nelle logge odierne.

* Tratto da " Viaggiando tra Rocche e Castelli D'Italia" edito da Automobile Club d'Italia.


 

23/09/2019
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