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Il Castello di Caccamo*



C'è un segno comune tracciato da un capo all'altro di questa terra emersa e che fa, della storia di un borgo o di una città, la storia di tutti i borghi e di tutte le città siciliane.

Caccamo, provincia di Palermo, entroterra non lontanissimo dal mare, fu forse cartaginese, quasi certamente esistente in
epoca bizantina; come altrove anche qui gli arabi hanno lasciato il segno della loro intensa presenza. Fu certamente dominio dei Normanni, con Ruggero, sul finire dell'anno Mille. Il paese si distende sfidando dossi e scoscendimenti, su un territorio tutt'altro che agevole e, sopra tutto, in un groviglio di rocce e fichi díindia, vi domina Il Castello.

                              Il Castello di Caccamo                                                                        IMG_4786.jpg

 

Sottoposto, anche di recente, ad una consistente opera di restauro, si presenta con una diversa sovrapposizione di stili che ciò nonostante riescono a trovare una loro armonia.

Originariamente dovette trattarsi di una torre di guardia elevata su di un'altura che dominava l'intera vallata ed adibita al controllo dei passaggi,dei traffici ed all'avvistamento di possibili nemici. Rafforzata successivamente da una cortina muraria fu utilizzata come deposito di derrate alimentari e accampamento militare.

Ampliamenti del monoblocco originario, aggiunte di altri corpi fortificati e rafforzamenti della cinta muraria, nel XII secolo diedero al mastio l'aspetto più definito di fortezza, sino a modificarsi in dimora signorile.

La rocca si raggiunge inerpicandosi lungo una rustica salita che culmina su una moderna cancellata che in qualche modo ostacola il susseguirsi di torri merlate  che precedono le aggiunte quattrocentesche, sottolineate dalle tipiche finestre a bifora. e monofora. A questo austero ingresso ne segue un altro che porta  al cuore del castello, superando le Sale delle Scuderie e la Sala delle Udienze, dominate da una fortificazione finestrata che consente di osservare la valle  sottostante. Una suggestiva terrazza che immette nella cappella gentilizia, si apre anche alle sotterranee prigioni, decorate da inconsueti graffiti di vario  soggetto a memoria della presenza di tanti disperati. Di chiara foggia settecentesca, il portale pietroso dell'ingresso principale che conduce alla Sala della  Congiura dove fu intessuta la tela del tradimento ordita dai nobili siciliani, guidati da Matteo Bonello, che si ribellarono a Guglielmo "il Malo" (1160).

Una precipua caratteristica del Castello di Caccamo erano le torri di guardia, inno alle quali si edificò praticamente l'intera struttura, costituendo i capisaldi  del rocca difensiva. è Il maniero di Caccamo non è solamente il vanto del paese, esso è anche la  stona delle diverse famiglie che lo ebbero in possesso, delle signore che qui dominarono, facendo a volte la fortuna, altre la disgrazia del luogo e dei cittadini.

Il feudo siciliano passò, come ricorda la storia, da domini stranieri a domini italiani ed i nomi più illustri furono i Chiaramonte, i Prades-Cabrera, gli Amato  ed infine i De Spuches che lo tennero fino al 1963 quando la Regione ne assunse la cura acquistandolo. Fu opera di Manfredi I Chiaramonte non solo il rafforzamento  delle primordiali strutture ma anche un primo ampliamento, l'erezione della Torre Gibellina e la cura della Pizzarone. Alcune aggiunte ed alcuni consolidamenti  portano la firma dei Prades che si preoccuparono di innalzare una cortina turrita in rapida successione per proteggere - dalla valle - l'accesso alla dimora.
 La famiglia Amato ne migliorò l'aspetto puramente abitativo, modificando ed addolcendo i tratti tipicamente difensivi, "smilitarizzando" la visione d'insieme: decorazioni, balconate, terrazze, atteggiarono la rocca a signorile dimora.

 

        Di sicuro i Chiaramonte,   Chiaramonte.jpg      che di Caccamo furono signori dal 1300 al 1392, ebbero un peso notevole nelle vicende e nello sviluppo del paese e dei paesani, facendo della fortezza non solo il simbolo del loro potere di gesti di grandezza. Non si limitarono ad ampliare e fortificare la dimora, ma si adoperarono a favore dell'intero abitato, proteggendolo ed arricchendolo con opere d'arte e di pubblica utilit?, tanto che, a titolo di riconoscenza, pur se per breve periodo, la località si chiamò "Chiaramonte".

Purtroppo tristi vicende portarono i nobili signori al decadimento politico ed alla conseguente perdita di beni e possedimenti.

Vale la pena ricordare, per rendere merito non solo alle remote origini della cittadina siciliana, ma anche e soprattutto agli evidenti segni di spirituale grandezza, un episodio avvenuto nel 1643. Qualche anno prima (1641) Alfonso Henriquez de Cabrera, già signore di Caccamo, fu nominato vicere di Sicilia, ricevendo in dono dai cittadini la rilevante cifra di 3500 scudi. In segno di gratitudine, appunto nel 1643 don Alfonso restituI al  paese il titolo di "urbs generosissima" ridandole il rango di "città" che Federico II Re di Trinacria le aveva a suo tempo conferito.

Purtroppo fu lo stesso Alfonso Cabrera che, poco dopo, per disgraziate vicende economiche, fu costretto a vendere il feudo agli Amato per 125.000 scudi tra la delusione degli stessi cittadini.

* Tratto da " Viaggiando tra Rocche e Castelli díItalia", edito da Automobile Club díItalia.
 

23/09/2019
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