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Bellegra

                       BELLEGRA



L’attuale nome Bellegra deriva dalle eccezionali caratteristiche ambientali del paese. Circondato da vasti boschi di castagno, vi si ammira un imponente panorama che spazia dalla valle del Sacco al Mar Tirreno, dalla valle dell’Aniene all’Appennino abruzzese sulla zona più alta del Monte Celeste che si erge nel Lazio centrale.
Bellegra la troviamo definita nelle testimonianze scritte con il nome di Civitella dal secolo X al secolo XIX.
La cittadina ha origini pre-romane, deriva infatti dall’antica Vitellia, situata a difesa della Via Latina insieme
a Signa. Ne sono testimonianza i resti di poderose Mura Poligonali.
Nel Medioevo la troviamo menzionata nel ”Regestum Sublacense” come Mons Civitella, poi Civitella San
Sisto dal nome del Santo protettore.
La storia di Bellegra si lega anche alla nascita del Sacro Ritiro francescano. L’ origine del convento è legata alla visita di San Francesco al Monastero Benedettino di Subiaco, che alcuni storici datano tra il 1218 e il 1224. Le cronache del tempo raccontano che il Santo al suo passaggio avrebbe convertito tre ladroni. Il Convento è tuttora attivo.

Da vedere


• Grotta dell’Arco Lunga circa un chilometro. Unica cavità a sviluppo orizzontale ed a imboccatura singola in Italia.
• Resti preistorici e neolitici.
• ”La Cisternola” Resti di opus caementicium: cisterna di epoca romana.
• Resti di un tempio dedicato alla dea Bona, con imponenti muraglioni squadrati detti ”mura ciclopiche”.
• Il Ritiro di S.Francesco (XIII secolo) Il Ritiro è caratterizzato dalla semplicità dell’architettura che si rifà nei caratteri generali alla struttura tradizionale dei primi Monasteri Benedettini e Francescani, con lunghi porticati e piccole stanze. Si visita il Chiostro con il pozzo; la biblioteca, ricca di libri e manoscritti, alcuni secolari; la stanza dell’Antico Forno; le celle dei Frati, piccole nicchie fornite a malapena di un ”tavolaccio” per il riposo notturno; la stanza del Camino, dove i frati si scaldavano nelle lunghe giornate invernali.
Tra gli edifici dell’eremo si può ammirare la Chiesa con copertura del soffitto in pianelle artigianali in cotto. All’interno maestoso crocifisso ligneo, opera del valente scultore Fra Vincenzo Pietrosanti, vissuto a cavallo tra il ’700 e l’800. Le cappelle sono state aggiunte ed incorporate alla chiesa in epoche diverse.
• Chiesa di S. Nicola Stile barocco con affreschi del XVII secolo.
• Fonte Nocchietta Fonte situata tra boschi di castagni.
• Bosco ”Serpentara” Bosco ricco di querce che per la sua imponenza ha richiamato molti artisti, come il Dorè, che ne trasse ispirazione per raffigurare l’Inferno dantesco.

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