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Il Caffè

CAFFÈ: UN PO’ DELLA SUA STORIA


Narra una legenda che la pianta del caffé fu scoperta per caso in una regione dell'Etiopia detta "Kaffa" da un pastore di nome "Kaldi" il quale, mentre pascolava il suo gregge negli altipiani, notò che le pecore diventavano particolarmente eccitate mangiando le foglie e le bacche di un certo arbusto. Provò anch'egli e si rese subito conto della giustezza delle sue osservazioni. Andò allora daI monaci lì vicino a raccontare la scoperta, ma fu allontanato, e quelle bacche gettate nel fuoco insieme alle foglie, perché considerate malefiche. Non appena, però, si sprigionò il delizioso aroma, grandi onori vennero riservati alla pianta. Questa è una delle tante leggende che nel corso dei tempi hanno sugellato l'amicizia tra l'uomo e questa pianta.
Sebbene simile, la parola caffè non deriva comunque da "Kaffa", ma dalla parola araba "qahwa" che indica vino, caffè, e ogni altra bevanda a base di vegetali. Recenti ricerche attestano, inoltre, che la pianta detta "Coffèa arabica" è originaria dello Yemen, la terra asiatica separata dall'Abissinia dallo stretto di Bab el-Mandeb.
Della pianta, agli albori della storia, venivano consumate le bacche intere e, solo in seguito, se ne estrassero i semi che vennero macinati e impastati con grasso animale per facilitarne il consumo durante i viaggi. A partire dal 1000 dopo Cristo nacquero i primi infusi. Si fecero bollire i chicchi nell'acqua utilizzandoli ancora verdi e, in seguito, tostandoli e macinandoli.

 


Consapevole del suo valore, il popolo arabo custodì la piani gelosamente favorendone il commercio dei soli chicchi. Nel '500 a Medina, in Arabia, esistevano già mescite di caffè, mentre di una caffetteria a Istambul si ha notizia nel 1511.
Nel mondo occidentale i primi locali dove veniva servita la nuova bevanda vennero aperti alla fine del XVII secolo. Il primo quantitativo di "vino d'Arabia", si dice, sia arrivato a seguito dei turchi, che ne abbandonarono diversi sacchi dopo la sconfitta subita nel 1683 alle porte di Vienna.
Altre fonti attribuiscono invece le prime importazioni ai mercanti veneziani a partire dal 1615.
In quel periodo la città lagunare, già in declino a causa della spietata concorrenza commerciale delle altre potenze, pensò di sfruttare i buoni rapporti che aveva con gli arabi detentori del monopolio della produzione del caffè. Iniziarono cosi, per Venezia, nuovi e redditizi traffici. E suo porto divenne la fonte di approvvigionamento per i popoli limitrofi, soprattutto tedeschi, e riuscì ad avere il predominio in Europa fino agli inizi del '700. Ancora oggi il fondaco dei tedeschi, vicino il ponte di Rialto, testimonia il fiorire di tale commercio.
Agli olandesi spetta, comunque, il merito di aver diffuso la produzione del caffè al di fuori dei paesi arabi. Forse nel 1616, o più probabilmente nel 1690, un commando sbarcò a Moka, nello Yemen, e s'impadronì di alcune piantine che furono poi coltivate con gran cura nelle serre dei giardini botanici di Amsterdam. Da qui le piante furono trasportate nei possedimenti coloniali di Giava e Sumatra e, grazie al clima favorevole di queste isole, queste attecchirono così bene che l'Olanda, con il suo porto di Amsterdam, divenne prima potenza commerciale per il caffè. Sembra accertato, inoltre, che il monopolio arabo fosse stato scalfito anche da un pellegrino indiano, chiamato Baba Budan, il quale all'inizio del XVII secolo riuscì a trafugare dalla Mecca semi fertili e a trasportarli in India, nella regione di Mysor dove dette vita a nuove piantagioni.
Nel 1714 il Borgomastro di Amsterdam regalò a Luigi XIV Re di Francia, una piantina di caffè che fu amorevolmente coltivata nelle serre di Versailles. Ma le piantine nate vi rimasero poco, perché nel 1723 il capitano Gabriel de Che di stanza nella colonia francese della Martinica, in occasioni di un soggiorno nella madrepatria chiese il permesso di portarne con sé, nella lontana isola, alcuni esemplari.
L'avventura del caffè nel nuovo mondo ebbe inizio. Già ne 1777 nell'isola si contavano 18-19 milioni di piante di per sé sufficienti a soddisfare tre quarti della domanda europea.
Anche la Spagna, il Portogallo e da ultima l'Inghilterra, a quel tempo ancora più incline alla bevanda del tè per via de suoi possedimenti orientali, non rimasero passive.

 

La produzione del caffè e l'attecchimento delle sue piante diedero così origine a giochi economico-politici del tutto simili a quelli che oggi si conducono per il petrolio. Gli spagnoli diffusero il caffè nelle Indie Occidentali, gli inglesi in Giamaica e in India, nel 1730 e nel 1740. Ben presto, le pia di caffè coltivate nella Martinica arrivarono sul continente americano, nella Guaiana allora francese. Si racconta che nel 1727 un portoghese, tale Francisco de Melo Palheta, conquistò il cuore dell'allora moglie del governatore francese di quel possedimento e riuscì ad ottenere delle piantine. Leggenda meno, le piantine approdarono in Brasile sicuramente nel 1735 e diedero vita alle più grandi piantagioni del mondo.
Negli anni successivi la coltivazione si estese negli altri possedimenti europei del Sud e Centro America: nel 1740 nel Messico, nel 1784 in Venezuela e alla fine del secolo in Colombia.
Era il periodo in cui navi andaluse e catalane cominciavano ad attraversare l'oceano atlantico ritornavano in patria con le stive traboccanti non solo di migliaia di africani rapiti dai loro villaggi ma anche cariche di sacchi di preziosissimo caffè. I chicchi di questo erano diventati moneta di scambio.
I possedimenti coloniali del Nord America dovettero invece contentarsi di essere semplici consumatori della bevanda, non essendovi clima adatto per la coltura.
I primi chicchi tostati furono importati da Doroth, Johnson di Boston nel 1670 e da William Penn nel 1683.
Il resto è storia recente. In qualsiasi parte de mondo andiate, siatene certi, troverete sempre qualcuno disposto a sorseggiare un buon caffè con voi.


 

15/01/2017
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